A Vienna “Wow!”: la collezione da urlo di Heidi Horten

leopold

Mondo – Il nome di Heidi Horten richiama alla mente yacht, diamanti e una catena di grandi magazzini – la Horten AG, quarta in Germania per volume d’affari e diffusione sul territorio. Ma è a Vienna che per la prima volta la vedova ed erede dell’imprenditore miliardario Helmut Horten svela al pubblico i suoi veri gioielli.
Fino al 29 luglio al Museo Leopold sarà in mostra una collezione privata strabiliante: opere di Marc Chagall, Henri Matisse, Paul Klee, Gustav Klimt, Pablo Picasso, Joan Mirò, Andy Warhol, Robert Rauschenberg, Francis Bacon, Jean-Michel Basquiat, Damien Hirst splendono nelle luminose sale dell’ultimo piano, alcune decine di metri più su della meravigliosa raccolta di dipinti e disegni di Egon Schiele che rappresenta il tesoro del museo.

Desiderosa di proseguire il percorso intrapreso dal marito, appassionato cultore dell’Espressionismo tedesco, dagli anni Novanta la Horten setaccia le aste di tutto il mondo alla ricerca di pezzi adatti alla propria collezione. Il suo approccio è da sempre molto personale, incurante di mode e trend di mercato, inizialmente dettato dalla necessità – si fa per dire – di arredare il proprio appartamento. In un secondo momento, sono state spesso le relazioni tra le stesse opere a tracciare la rotta: per esempio, è evidente il legame tra il monumentale Forest Scene di Roy Lichtenstein e i cavalli di Franz Marc in Rote Rehe I, suo diretto modello.
Il risultato? Più di 500 pezzi –dipinti, grafiche, sculture – di altissimo livello, che coprono quasi due secoli di storia dell’arte europea e statunitense, senza disdegnare incursioni nell’immaginario visivo giapponese.

Wow! The Heidi Horten Collection, primo incontro con il pubblico di tanto ben di Dio, è una selezione di 170 lavori, per lo più tele, con cospicui nuclei espressionisti (Ernst Ludwig Kirchner, Emil Nolde, Edvard Munch, Franz Marc, August Macke, Lyonel Feininger), e di Pop Art americana (Warhol, Rauschenberg, Lichtenstein). Ma, dall’Impressionismo ai nostri giorni, ce n’è davvero per tutti i gusti, a partire dal celeberrimo Les Amoureux di Chagall, amatissimo dalla proprietaria, alla Valerie Neuzil di Schiele e ai paesaggi di Klimt, dalle composizioni bicolori di Mark Rothko alle spugne blu di Yves Klein e ai quadri capovolti di Georg Baselitz, fino alle sculture di Niki de Saint Phalle, ai ritratti di Lucien Freud o ai graffiti di Basquiat. Non mancano nemmeno grandi nomi dell’arte italiana, come Michelangelo Pistoletto, rappresentato da uno dei suoi quadri specchianti, e Lucio Fontana, con gli iconici tagli di Concetto Spaziale, Attese del 1959.

 

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