Investire in arte? È sexy e smart

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Per cominciare basta anche un piccolo budget (5.000 euro): da impiegare per acquistare fotografie di autori che hanno fatto la storia. Ma per un vero affare (che cresce col tempo) ci vuole conoscenza, esperienza, voglia di viaggiare e di studiare le opere e gli artisti (i maestri e i più giovani). Oggi, si può comprare di tutto, dal video alle performance: sono i brevetti artistici la nuova nicchia degli intenditori
Questo articolo è pubblicato sul supplemento «Uomo», allegato al n. 13 di Vanity Fair, in edicola fino al 4 aprile.
Tanta testa, poca pancia: il mercato dell’arte contemporanea richiede allenamento serio. Non basta un clic alla bitcoin. Già per orientarsi tra i vari generi serve predisposizione: l’arte di oggi non si limita
a pittura e scultura, ma include fotografia, design a tiratura limitata, installazioni, video e performance (sì, si possono acquistare sul mercato persino i brevetti artistici, per ora in Italia il settore è super di nicchia).
I processi di compravendita hanno logiche ben diverse dai normali investimenti in Borsa: qui il dividendo massimo sta nel piacere dell’acquisto (e se è un buon affare tanto meglio). L’azzardo non paga, servono studio e passione. «I collezionisti italiani sono prudenti, preparati. Amano il Made in Italy, in particolare l’Arte Povera e la Pittura Analitica», spiega Nicola Maggi, storico e critico d’arte, fondatore di CollezionedaTiffany.com, piattaforma dedicata al mercato dell’arte contemporanea. «L’arte italiana da sempre attrae i collezionisti, anche stranieri: quest’anno poi ricorrono i cinquant’anni dalla nascita dell’Arte Povera, un periodo di grande fermento», ricorda Lia Rumma dalla sua prestigiosa galleria di Napoli.

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I nomi che contano? «Burri, Fontana, Manzoni, Bonalumi e Castellani: la solidità, in ambito di mercato, è importantissima», dice Davide Mazzoleni, dell’omonima galleria con sede a Londra e Torino. Le occasioni d’acquisto non mancano: tappa d’obbligo, per esempio, Miart fiera d’arte moderna e contemporanea di Milano (13-15 aprile). Attenzione però: «Per far un buon investimento è importante porre attenzione alla qualità delle opere che si acquistano, anche nel caso di maestri di fama», chiosa un veterano del settore, Roberto Casamonti, fondatore della galleria Tornabuoni. Dal 24 marzo, parte della sua corposa collezione troverà spazio a Palazzo Bartolini Salimbeni, nel cuore di Firenze, diventando un museo aperto al pubblico con opere dal Novecento a oggi. Obiettivo: educare la gente al gusto contemporaneo. «Per diventare un collezionista occorrono competenza, esperienza, controllo della tipologia dei lavori che si è intenzionati ad acquistare. E occhio vigile sugli andamenti di mercato: ora, per esempio, c’è grande attenzione per Hans Hartung», dice Casamonti. «Difficile dire a priori su che cosa convenga investire: quando un nome si consolida, come Hartung, non è più alla portata di un piccolo-medio collezionista. Meglio puntare allora sulle novità: penso all’arte contemporanea africana, che sta solleticando il mercato e può essere acquistata a cifre ragionevoli, sotto i 10/20 mila euro», commenta Maggi.

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Funziona bene anche la fotografia: lo dimostra l’attenzione attorno al Mia, fiera della fotografia d’arte che proprio all’Africa quest’anno ha dedicato un focus: tra i nomi più gettonati, il sudafricano Siwa Mgoboza. «Se vogliamo giocare in casa ci sono splendidi scatti di Mario Giacomelli, uno che ha fatto la storia della fotografia, a 5 mila euro. Ottimo investimento: sono pezzi che non perderanno mai valore». Certo, sul mercato si trovano anche disegni di Miró sotto i 10 mila euro, ma convengono davvero? «Gli affari al ribasso non esistono», risponde Maggi. Momento roseo per le quotazioni delle artiste donne: «Carol Rama è cresciuta, arrivando al milione di euro per opera: terrà tra 10 anni? Chissà. Se dovessi investire 200 mila euro lo farei su Maria Lai, seguita da una galleria solida come Marianne Boesky di New York e con già un riconoscimento post-mortem alla Biennale di Venezia 2017: una garanzia». E con un portafoglio più ridotto? «Si possono scegliere artisti non comuni: noi seguiamo David Reimondo, legato alle ricerche sui segni e il linguaggio», risponde Davide Mazzoleni. «Ai giovani collezionisti dico: viaggiate, visitate gallerie, musei, fiere», commenta Francesca Minini dalla sua galleria in zona Ventura, a Milano, esperta in scouting di talenti emergenti. Sono passati da lei – conquistando diversi appassionati con investimenti tra i 5 e i 15 mila euro – le pitture cesellate di Giulio Frigo, gli intagli di Riccardo Beretta, le sculture di Alice Ronchi. E anche Mandla Reuter, sudafricana di stanza a Berlino, con le sue installazioni di materiali comuni (persino un frigo): è uno dei nomi del Nuovo Materialismo, corrente che incuriosisce parecchio: «Gli artisti usano materiali di scarto e hanno quotazioni contenute: colpiscono i collezionisti che amano sperimentare», conclude Minini. Per altri, come per il tedesco Matthias Bitzer o Francesco Simeti (40 mila euro a installazione, in media) il portafoglio richiede più impegno. Il consiglio è di evitare comunque gli acquisti di pancia, conclude Maggi: «Sconsiglio ai neofiti di buttarsi in battute d’asta, dove si compra d’impulso; meglio consolidare i rapporti con cinque o sei gallerie di riferimento. Vanno invece consultati i cataloghi delle case d’asta per cogliere l’effettivo valore di un artista e se avete messo gli occhi su un giovane, due regole: comprate ciò che vi piace, perché sarà sempre, comunque vada, un bel ricordo e leggete con cura il suo curriculum, per capire se fa sul serio. Impegnativo? Certo, il collezionismo è disciplina faticosa»

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