Michaelina Wautier, artista donna del ‘600. Ad Anversa in mostra

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Fascino e mistero. Si potrebbe racchiudere in queste due parole la vita di Michaelina Wautier, una pittrice belga dall’eccezionale talento, originaria di Mons, e della quale conosciamo, ad oggi, molto poco.

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Di questa donna, una delle rare artiste attive nel Seicento, sappiamo che nacque nel 1617 e che morì nel 1689, fu attiva a Bruxelles – dove si stabilì intorno al 1640 con il fratello maggiore, il pittore Charles Wautier, con il quale condivise una splendida villa nei pressi della chiesa di Notre-Dame de la Chapelle – e che vendette quattro delle proprie opere all’arciduca Leopoldo Guglielmo per la sua collezione.

Tra qualche mese, dal 1° giugno al 2 settembre, una mostra unica, frutto della collaborazione tra la Casa di Rubens e il MAS – Museum aan de Stroom di Anversa celebrerà, in anteprima mondiale, questa affascinante figura, nell’ambito dei grandi festeggiamenti di Anversa Barocca 2018, l’atteso festival dedicato al celebre ambasciatore fiammingo, Pieter Paul Rubens.

Sarà l’ottavo piano del MAS, il più grande museo della città, con le sue vedute spettacolari e le arenarie rosse che si riflettono nel fiume Schelda, ad accogliere la prima grande retrospettiva dedicata all’artista, nota per i suoi dipinti di grande formato, i soggetti audaci e la personalissima tecnica pittorica.

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Michaelina Wautier, Ghirlanda con libellula | © Rusche Sammlung Oelde/Berlin

«Michaelina – spiega Katrijn Van Bragt, curatrice della mostra – è stata un’artista molto diversa dalle altre e dalla stessa Artemisia Gentileschi. A differenza delle sue colleghe, infatti, questa donna, la cui vita resta tuttora avvolta dal mistero, si interessò ad una molteplicità di temi, dai soggetti mitologici ai ritratti, dai paesaggi alle nature morte, dalle teste infantili ai personaggi dai tratti particolarmente marcati e alle scene di vita quotidiana. Mentre Artemisia seguì le impronte del padre, Michaelina seguì quelle del fratello. Non sappiamo se all’epoca in cui visse sia stata famosa, ma quello che è certo è che i soggetti che ritrae sono tavolta personaggi illustri, come ad esempio Martino Martini. E da questo si evince che fu certamente un’artista importante e conosciuta».
Ma la cui fama, per qualche oscuro motivo, cadde improvvisamente nell’oblio.

In questa autentica “parata” di capolavori allestita al MAS ci saranno 20-25 tele appartenenti alla pittrice – una trentina sono complessivamente quelle note, attribuite alla sua mano -, altre realizzate dal fratello e da alcuni artisti coevi, come Michiel Sweerts. Oltre al Ritratto di giovane uomo e al Matrimonio mistico di Santa Caterina – proveniente dal seminario di Namur – accanto al ritratto di Martino Martini e ad una serie di nature morte, la mostra accoglierà una delle opere più rappresentative dell’artista, il Trionfo Di Bacco, in arrivo dal Kunsthistorisches Museum di Vienna.
«In questa tela Michaelina mostra di conoscere bene l’anatomia maschile – commenta la curatrice -. Non sappiamo come facesse, dal momento che non si sposò mai e, da quello che conosciamo, non frequentò alcun uomo, all’infuori del fratello».
Ed è l’artista stessa a prender parte a questa processione eterogenea di personaggi ebbri, sotto le spoglie di una menade vestita, unica figura del dipinto a volgere lo sguardo verso lo spettatore.

Oltre a rappresentare uno dei pezzi più importanti della mostra, il Trionfo Di Bacco è stata anche una tela “galeotta”. Quando Katlijne Van der Stighelen, docente del dipartimento di archeologia e scienze dell’arte alla Katholieke Universiteit di Lovanio, in visita a Vienna, si imbattè, per caso e per la prima volta in questo quadro, 25 anni fa, rimase talmente colpita da intraprendere uno studio sulla figura di Michaelina. Il risultato è la retrospettiva che inaugurerà a breve ad Anversa.
«La scoperta di questa pittrice è stata anche per noi del tutto casuale – commenta Katrijn Van Bragt – e adesso che abbiamo provato a studiarla a lungo, sebbene molti tratti relativi alla vita rimangano tuttora misteriosi, vorremmo farla conoscere ai visitatori. Le sue opere sono custodite principalmente in collezioni private, come il San Giovanni Evangelista, conservato in Italia».

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Michaelina Wautier, San Gioacchino con il libro, 1955, Vienna, Kunsthistorisches Museum | © Kunsthistorisches Museum

Quello dedicato alla pittrice belga è uno degli appuntamenti più attesi nell’ambito di Antwerp Baroque 2018, Rubens inspires, il festival con il quale la città di Anversa rende omaggio al suo beniamino e al suo ricchissimo patrimonio culturale. E chissà che un giorno le tele della signora Wautier non possano sbarcare in Italia per incontrare i capolavori dell’altra grande lady dell’arte.
«Rispetto alla severa e riservata Michaelina – continua la curatrice – Artemisia aveva un carattere più fiero e risoluto. Intanto ci auspichiamo che questo inedito appuntamento possa durare a lungo, accendendo i riflettori su una figura potente, intrigante, che, malgrado il suo eccezionale talento, rimase sepolta nell’oblio, pur non avendo nulla da invidiare ai suoi contemporanei uomini».

E adesso Anversa si appresta a dare voce alla sua pittura, valorizzando e promuovendo questa regina, sebbene inconsapevole, del Barocco, per innalzarla accanto a quella del gigante Rubens, a distanza di oltre 300 anni

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