Lo sketch di The Pills e la libreria Ikea come opera d’arte

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Reperto inutile del quotidiano o preziosa installazione artistica? Opera d’arte o spazzatura? Prendere in giro estremismi e inconsistenza di certa arte contemporanea è cosa vecchia. E qualche volta liberatoria. Il collettivo The Pills ci prova con un nuovo video. Che fa il pieno di like su Facebook

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Di gag che sfottono il mondo dell’arte contemporanea ne abbiamo viste, lette, ascoltate a iosa. Un simpatico accanirsi contro opere astratte-concettuali-relazionali, ma anche contro le varie figure che di quel micro circuito si nutrono e per cui si accapigliano, manco fosse il centro del mondo. Scenette, barzellette, meme, luoghi comuni. Col grande cinema, dal canto suo, che ha spesso sfruttato manie e improbabili retoriche di quell’ecosistema, tirando fuori belle variazioni su tema: dalla celebre visita di due spaesatissimi Alberto Sordi e Anna Longhi alla Biennale di Venezia, nel capitolo Le vacanze intelligenti del film collettivo Dove vai in vacanza? (1978), alle bizzarre performance inserite da Paolo Sorrentino ne La Grande Bellezza, ode alla fuffa radical-chic di un certo milieu borghese. Per arrivare nel 2017 agli accenti grotteschi di The Square, ultimo lavoro di Ruben Östlund, Palma d’oro a Cannes, incentrato sugli squilibri sociali, le ipocrisie, gli stereotipi e gli infantilismi della società contemporanea, incarnati lì dall’art system internazionale.

The Square

MONNEZZA O OPERA D’ARTE?
Proprio nel film di Östlund un addetto alle pulizie distruggeva un’installazione museale, scambiandola per un mucchietto di ghiaia da spedire nel secchio dell’indifferenziata. Inconveniente tipico – documentato anche nella realtà, spesso più avvincente della satira – che strappa un sorriso pure ai più incalliti contemporaneisti, con massima soddisfazione di chi, dell’arte contemporanea, non sopporta cliché, pretesti, estremismi e inconfessate vacuità.
L’oggetto comune scambiato per opera d’arte è un evergreen, un ritornello buffo consumato sulla soglia tra spazio dell’arte e vita quotidiana, dall’orinatoio di Duchamp in poi. L’ultimo episodio arrivava lo scorso maggio dal MoMA di San Francisco, dove un 17enne posizionava per terra un paio di occhiali da vista. Un po’ per prendersi gioco dei visitatori, un po’ per riflettere con i compagni sull’opacità o l’inconsistenza di alcune opere d’arte. Le immagini del pubblico che contemplava e fotografava il banalissimo oggetto, nobilitato e risemantizzato grazie alla permanenza in uno spazio espositivo, fecero il giro del web. Scatenando il solito sfottò.

LO SKETCH DI THE PILLS
Il copione si ripete oggi con un nuovo video di The Pills, collettivo satirico nato e cresciuto sulle piattaforme social, che insieme a fenomeni come The Jackal, Le Coliche o Il Terzo Segreto di Satira, porta avanti una comicità dal sapore indipendente, casalingo, coltivata però in forma di progetto imprenditoriale, tra comunicazione web, cinema, tv, pubblicità. The Pills, ad esempio, hanno di recente confezionato una miniserie per le quattro puntate del programma “M” di Michele Santoro, poco dopo aver realizzato una campagna per la Regione Lazio, dedicata a un progetto di formazione giovanile. L’approdo al grande schermo risale invece al 2016 con “Sempre meglio che lavorare”, film che avevano scritto, diretto e interpretato.

The Pills
Il nuovo sketch lanciato sui social è ancora una volta una presa per i fondelli del sistema dell’arte, con esito particolarmente divertente. Il protagonista è Luca Vecchi nei panni di un Luca Vecchi artista per caso (anzi, per sbaglio): frontman del gruppo, youtuber, regista, sceneggiatore, premiato giusto il 18 aprile ai Corti d’Argento per il suo film A Christmas Carol, Luca in effetti fa anche l’artista: lo avevamo intervistato in occasione della sua mostra fotografica Okaasama, curata da Studio Pivot, in corso fino al 23 aprile da Mirabilia Art Gallery, a Roma. Autoironia, dunque, quella sfoderata nel video, in cui Vecchi si cimenta col montaggio di una libreria Ikea, ottenendone una mitologica versione scomposta. Abbandonato l’assemblaggio sbilenco per strada, si ritroverà nei panni di inconsapevole street artist, lodato dalla critica e ripreso dalle maggiori testate per quella sua straordinaria scultura concettuale.
LA PERFORMANCE A SORPRESA
E poi c’è l’altro volto di The Pills (insieme a Matteo Corradini), l’incredulo Luigi Di Capua, il quale proverà a ribadire la verità sull’amico, ormai conciato come il primo degli hipster e l’ultimo dei mistificatori. Al suo grido disperato, nel mezzo di un vernissage allestito in garage – “Non sa fare niente Luca Vecchi, è un coglione!!!” – la folla esplode in un applauso commosso. Che performance! Grandissimo Vecchi, nemmeno Tino Sehgal avrebbe osato tanto. Il loop dell’equivoco ormai divora qualunque scampolo di realtà: tutto è arte, niente è arte, allegramente.

Ikea, The Pills
Imperdibili alcuni dettagli: i sottopancia non-sense che accompagnano i frammenti delle video interviste semi-serie, dall’amico rosicone Di Capua, titolo professionale “niente”, all’opinionista Betani, di mestiere “betani”; l’interpretazione del “Critico d’Arte”, che in uno slancio à la Fusaro vede nell’opera un “chiaro riferimento alla crisi del turbocapitalismo, alla Brexit”; le due trendissime “gallerinas” o art-blogger, dette “Ragazze Radical”, a cui si deve la scoperta del capolavoro; la pila di piatti sporchi nel lavello, che lo street artist intima di non toccare in quanto mostra “permanente”: il tizio piazzato lì davanti su una sedia è la prova regina. Non sono piatti, è arte. Altrimenti che ci sta a fare un custode?
L’anno prossimo, annunciano The Pills, ci si vede “alla Biennale Ikea”. E in una settimana sono oltre 10mila reaction su Facebook, più di 1600 condivisioni e quasi 270mila visualizzazioni. Sfottere un po’ l’arte contemporanea fa bene all’umore. Ci cascano tutti, prima o poi. E qualche volta hanno pure ragione.

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