In mostra a Novara la collezione privata di Vittorio Sgarbi

In mostra a Novara la collezione privata di Vittorio Sgarbi

Nelle sale del Castello si possono ammirare 120 opere dal Quattrocento all’Ottocento. Tra i nomi più prestigiosi Guercino, Ribera, Lotto, Hayez e Artemisia Gentileschi

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Contraddicendo lo stereotipo di un collezionismo esclusivo e chiuso in se stesso, Sgarbi ha voluto e vuole condividere il meglio della sua galleria personale (circa 4 mila opere conservate nella casa di Ro Ferrarese), formata in collaborazione con la madre Rina Cavallini, mancata nel 2015. Il risultato è la mostra «Dal Rinascimento al Neoclassico. Le stanze segrete di Vittorio Sgarbi», dedicata alla memoria della signora Rina e curata da Pietro Di Natale: dopo aver girato per l’Italia e il mondo, la rassegna è approdata in questi giorni al Castello di Novara, organizzazione di Fondazione Castello. «Una collezione d’arte privata è la creazione di una palestra per l’anima, un luogo dove si materializzano scelte intime, meditate e talvolta sofferte — commenta il curatore —. Sovente però si dimentica che la sua più alta vocazione sia quella di accogliere il pubblico, offrirsi agli sguardi, raccontare la propria storia». Importante il contenitore novarese: un complesso militare medievale, ampliato dai Visconti nel ‘300 e dagli Spagnoli nel ‘500, adibito a carcere dall’epoca napoleonica al 1973 e oggi felicemente recuperato alla fruizione pubblica, dopo anni di abbandono. Importante il contenuto, che inaugura questa nuova sede espositiva: una selezione di 120 pezzi, tra dipinti e sculture che vanno dalla fine del Quattrocento alla fine dell’Ottocento. Ampia la panoramica di formati e funzioni, dalla pala d’altare alla miniatura, e quella dei soggetti, dal sacro all’allegorico, dal ritratto al paesaggio, dal mito alla scena di genere.

Ampio anche l’interesse verso le diverse scuole regionali italiane, rappresentate sia da autori celebri che da autori di nicchia, geni da riscoprire. Dalla Lombardia arrivano opere del seicentesco Morazzone e del neoclassico Appiani, dalla Liguria il barocco Baciccio, dal Veneto il maestro Lorenzo Lotto, dalle Marche Cola dell’Amatrice, rivalutato dopo il terremoto, e il dolcissimo Sassoferrato. Napoletano l’intenso caravaggesco Jusepe de Ribera, romani il manierista Cavalier d’Arpino e Artemisia Gentileschi, pittrice e modello di protofemminismo. L’area emiliana è rappresentata da uno splendido ritratto del Guercino e dal teatrale Cagnacci. Tra i moderni, XIX secolo, primeggiano Francesco Hayez, Vincenzo Vela, Lorenzo Bartolini, Giovanni Dupré.

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