INTERVISTA ESCLUSIVA A LORIS ZANREI, EDITORE E GALLERISTA: ” …Credo nella teoria ebraica della claudicanza. Si cade e ci si rialza. È solo inciampando che si cresce…”

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INTERVISTA ESCLUSIVA A LORIS ZANREI, EDITORE E GALLERISTA: ” …Credo nella teoria ebraica della claudicanza. Si cade e ci si rialza. È solo inciampando che si cresce…”

Loris Zanrei, 40 anni, gallerista ed editore, nato a Cremona nel 1977, è stato curatore di mostre su Picasso ed Andy Warhol, è stato direttore artistico per “dissonanze contemporanee” alla Pinacoteca di Trani nel 2015,  è editore di Arting News e da Settembre esordirà con un nuovo Magazine, ” 18 D I C I O T T O ” arte, landscape, attualità e moda.

 

Che lezione ti porti dietro alla stagione numero 40?

Credo nella teoria ebraica della claudicanza. Si cade e ci si rialza. È solo inciampando che si cresce

A distanza di due anni come reputi il tuo lavoro come editore di questo Magazine? 

Guarda, sono molto orgoglioso dei numeri che stiamo facendo e della qualità che abbiamo portato all’interno di questa struttura, siamo costanti, c’è una bella coesione tra tutti noi, e credo che la crescita sarà continua. La strada è ancora lunga, abbiamo obiettivi importanti che vanno ben oltre la visibilità o la notorietà.

Parliamo ora del tuo lavoro da gallerista, hai aperto a Piacenza un’importante galleria dove ti occupi anche di eventi in prima persona, ci parli un po’ di Art Gallery Museum? 

Guarda, Art Gallery Museum è una realtà un po’ anacronistica. Oggi investire in una galleria è un concetto superato, perchè è il tempo degli store on-line e dell’e-commerce, e l’arte sta viaggiando ad una velocità impressionante. Pero’ io sto bene nella mia galleria, ho il mio studio, i miei libri, i quadri che amo e uno spazio importante per investire su mostre di artisti contemporanei. Proponiamo un tipo di arte poco convenzionale, abbiamo un linguaggio diverso rispetto una città che inevitabilmente ha un’idea di arte un po’ vecchia e consumata.

Artisti interessanti che hai scoperto quest’anno? 

Guarda, mi propongono tantissime cose e vedo molti lavori ogni giorno. Oggi tutti si definiscono artisti come indossare un vestito nuovo. La maggior parte purtroppo sono solo imbrattatori di tele e dilettanti allo sbaraglio. Però ogni tanto vedo qualcosa di veramente buono, a Maggio ho curato “Cronologia ” una mostra personale dell’artista Lucia Chessari, un’amica e una splendida scultrice, un’anima raffinata che sa toccare esattamente le corde dell’anima. E’ stata una bella mostra che ha portato un colosso come Banca Mediolanum ad investire sul progetto, cosa ormai sempre più rara e complicata nel nostro ambiente. Oltre al nome di Lucia potrei segnalarti altri nomi come: Paolo Mezzadri, Silvia Rastelli e Daniel Bernes.

Loris, il tuo lavoro è interamente dedicato alla bellezza e all’ammirazione verso la stessa, dai magazine che parlano di arte, alla tua attività di gallerista. Nicolás Gómez Dávila scrive che “Cospirano efficacemente contro il mondo attuale soltanto coloro che diffondono in segreto l’ammirazione della bellezza”… 

“La parola ‘ammirazione’ era un concetto di Cioran per indicare che c’è un moto di partecipazione a un libro o a un autore nell’ammirazione: è un sentimento positivo, che stabilisce un’empatia. Diffondere la bellezza è, ovviamente, il compito di ognuno di noi che ci occupiamo di questa materia. La formula “la bellezza salverà il mondo”, però, è diventata molto retorica, molto usata e abusata, ed è imperfetta. Nell’emergenza dell’assenza di sensibilità e della violenza del nuovo, del cosiddetto moderno, occorre che sia il mondo a salvare la bellezza. Perché se tu non salvi l’atmosfera che c’è sotto questi portici, fai passare l’idea che tutto debba essere modernizzato, e l’orrore domina, come domina ormai in modo irruento. La bellezza scompare anche dal possibile, se non la salvi tu”.

Oltre che un editore e un gallerista sei anche un collezionista. Come avvicinarsi a questa nobile passione?

Comprare l’arte è la cosa migliore che si possa fare perché l’arte è ciò che più assomiglia allo spirito. Normalmente compriamo degli oggetti d’uso e di piacere facili, mentre acquistano quadri compriamo delle anime. Questo è un modo per far vivere il tempo che non c’è più; un artista, infatti, vive nelle sue opere dove c’è il suo spirito. Chi volesse farlo può fidarsi di qualcuno scegliendo una strada garantita da un uomo di fiducia. Altrimenti segue il suo istinto, non deve cercare le opere d’arte, ma sono loro che cercano lui. Quindi non bisogna sapere quello che si vuole ma aspettare di trovare qualcosa che non sappiamo che cosa sia perché il vero futuro è il passato.

Oggi, a 40 anni come ti definisci? Sei contento del tuo percorso di vita e professionale? Com’è cambiato il tuo rapporto con le donne? 

A vent’anni mi sentivo un ribelle e un incompreso. Non riuscivo ad avere un mio equilibrio intimo e questo ha influito anche nel rapporto con le donne, ammetto che per un po’ non ero ben disposto nei loro confronti. Ero molto egocentrico e disilluso. Pensavo: mi avete raccontato questa storia della famiglia, dei valori… e invece crolla tutto in un attimo. A quarant’anni invece c’è uno stabilizzarsi delle emozioni che ti porta a rivalutare tutto e a capire gli errori che ho fatto, in fondo penso che gli errori sono una sorta ponte tra inesperienza e saggezza. Oggi le mie priorità sono i miei nonni, mio padre e mia madre e gli amici che porto sempre con me, una volta ero attratto dal folklore oggi ho poche certezze ma sono del tutto irremovibili.

Con il ” nostro” lavoro si incontrano nemici e persone che provano sempre a gettare fango, è un ambiente spesso destabilizzante, la visibilità e l’esposizione hanno spesso questa controindicazione, tu come gestisci le emozioni negative?

In effetti ci sono persone a cui fa talmente schifo la propria vita che perdono tempo a giudicare la tua, ma in fondo l’invidia non è altro che il tormento dell’impotenza. Se ne sentono tante sul proprio conto, ma io ormai ci rido su, non do più importanza alle cattiverie e alle stupidaggini, anche perchè nella maggior parte dei casi i portatori sani di “cazzate” sul tuo conto sono anche analfabeti, e ti parlo con cognizione di statistica, quindi è impossibile confrontarti con loro, perchè ti trascinerebbero nel vortice della loro inesistenza. E poi il comune denominatore è…vigliaccheria e pugnalata alle spalle. Di fronte a te non hanno consistenza.

Cosa pensi dell’arte contemporanea? Com’è il tuo approccio da gallerista?

Siamo in un momento particolarmente difficile da leggere, ma proprio per questo particolarmente interessante. Io credo di vivere in un’epoca in cui sia terminata una civiltà. Quella che io chiamo ‘del capitalismo tossico’. In cui appunto tutto era, e in buona parte ancora lo è, tossico, dagli strumenti finanziari alla politica sino alla vita privata dei singoli cittadini. Ogni epoca ha l’arte che si merita, e anche in questo caso gli artisti hanno interpretato questa tossicità in maniera magistrale e rimarranno nella Storia. Mi riferisco a Damien Hirst, a Jeff Koons, ma anche ad artisti come Lucian Freud con la sua pittura sfatta, gommosa, materica, per non parlare di Francis Bacon.
Queste sono le icone del capitalismo tossico. Quando un’epoca va a morire ne arriva un‘altra… quale, in questo caso, è difficile dirlo. Certamente esiste un’esigenza di ritorno alla pittura nel senso classico. Il che non significa vecchio. Voglio dire che è probabile che nei prossimi anni si assista alla ricerca di strade estetiche nei vari supporti, da quello più tradizionale del dipingere sino a quelli tecno-artistici, ma sempre nel segno di un ritorno verso la tradizione. Qualsiasi periodo storico di cambiamento e di nascita di nuova epoca comincia con il rifarsi alla classicità.
In fondo, tra classicismo e modernismo una cosa soltanto è solidamente vera: tutto passa e diventa polvere, l’unica cosa che resta è ciò che è poetico.

Decima domanda. Come ti vedi domani e che progetti hai in divenire? Pensi di investire tempo e risorse nel tuo ruolo da Editore? 

Oggi mi diverte molto il ruolo di editore o per dirla meglio Web editor. A settembre come abbiamo detto esordirà un nuovo magazine ” D I C I O T T O ” di cui sono produttore. Mi piace molto il settore editoriale e la mia idea è quindi quella di far leva su queste tendenze creando canali informativi e servizi in settori specifici dove il valore è alto anche se per un mercato ristretto e puntando verso business model basati non sugli abbonamenti ma unicamente sulla pubblicità. Per il resto porterò avanti la mia galleria di Piacenza lavorando su artisti ed eventi che possano regalare qualche nuovo spunto.

L’artista che resterà per sempre nella storia e che ti ha più colpito a livello emotivo?

A rischio di essere scontato ti dico Caravaggio. In questo senso, non sono stati il Settecento o l’Ottocento a capire Caravaggio, quanto il Novecento: «ogni secolo sceglie i propri artisti e tra questi nessuno è più vicino a noi, alle nostre paure, ai nostri stupori e alle nostre emozioni di quanto lo sia Caravaggio»

Un ultima considerazione e un ultima domanda, di cosa vai più fiero? cosa senti che la tua famiglia ti ha trasmesso di positivo e che porti con te ogni giorno?

Sicuramente le motivazioni. Vado fiero degli stimoli che mi sono costruito nel tempo, ho avuto esempi positivi. Sono anche fiero del fatto di non essere nato in una famiglia ricca. I figli dei ricchi sono irrimediabilmente cretini. Non hanno motivazioni e sono spesso divorati dai padri. Se uno diventa sveglio e colto può lavorare ovunque. Nella mia logica errante non do importanza al denaro ma alle opportunità di farsi strada nel mondo.

A cura di Alessandro Palmieri 19 Giugno 2017        

 

 

 

 

 

 

 

Un commento

  1. Bellissima intervista, ti ho conosciuto anni fa in una mostra a milano…esattamente una mostra di Denis Riva. Credo fosse il 2005 – 2006, si vedeva che avevi le idee molto chiare, ti abbraccio perché non ti ho mai perso di vista.

    Marzia

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