ESCLUSIVA: Almine Ruiz-Picasso: “L’arte vale tanto perché scrive la nostra storia”

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Pubblicato il 25/02/2018

Almine Ruiz-Picasso possiede la Almine Rech Gallery a Parigi, Bruxelles, Londra e New York. È sposata con Bernard Picasso e ha quattro figli. «Da piccola volevo dipingere e sono sempre stata interessata alle arti visive e al cinema. So quanta dedizione implichi essere un artista. L’impegno è costante, giorno e notte, e c’è da mettere in conto la solitudine. Ho deciso di rimanere nel campo dell’arte, ma dall’altra parte della barricata, come gallerista».
Quando ha aperto la prima galleria?
Nel 1989, dopo aver terminato i miei studi di storia dell’arte e cinema a Parigi ho aperto una galleria con Cyrille Putman ma ho deciso in fretta di continuare da sola. È difficile fare questo lavoro in due. Ci sono alcuni aspetti razionali, ma molti sono soggettivi».

Quando ha sposato Bernard Picasso?
«Nel 2000 e nel 2002 abbiamo creato la Fondazione Almine Y Bernard Ruiz-Picasso Para El Arte, FABA. È uno strumento per prestare le opere di Picasso e d’arte contemporanea che abbiamo, è non commerciale e separata dalle gallerie».

Possiede molti Picasso?
«Mio marito Bernard è il figlio di Paulo, l’unico figlio legittimo di Pablo Picasso. Sua madre era Olga. Paulo era il principale erede, sfortunatamente è morto solo un anno e mezzo dopo suo padre. Così i suoi figli, Bernard appunto e Marina, presero il suo posto».

Cosa fa con tutte le opere ereditate?
«È il lavoro di mio marito, da molti anni a questa parte. I dipinti sono per lo più in Belgio, dove ci sono un conservatore e un restauratore e altri esperti. Ogni anno ci sono molte mostre dedicate a Picasso e molti musei chiedono alla Fondazione opere in prestito. Questo è complicato e richiede tempo».

Un’eredità così impegnativa complica la sua vita come gallerista?
«Eh sì. Se non avessi una passione per la mia attività l’avrei abbandonata per lavorare solo alla Fondazione».

Lei tratta il mercato primario dell’arte e il secondario. Qual è la differenza?
«Nel primo caso l’opera arriva direttamente dallo studio o dall’eredità dell’artista. Il mercato secondario rivende. Sono complementari. Amo il mercato primario, è quello con cui ho iniziato; incontrare un artista, decidere come far evolvere la sua carriera. Le visite in studio sono i momenti migliori. Si possono scoprire giovani artisti emergenti e artisti non riconosciuti che esistono da molto tempo. Quando ho iniziato con James Turrell era uno sconosciuto che faceva parte del movimento californiano Light and Space. Quando ho organizzato una sua mostra a Parigi, non aveva mai esposto. Ne sono molto orgogliosa perché adesso è un artista iconico».

Come riesce a gestire contemporaneamente quattro sedi diverse?
«A Londra ho un ottimo direttore, Jason Cori, a Parigi dove c’è Aurélia Chabrillat, che è stata per molti anni da Christie’s, a capo delle relazioni tra Francia e Asia. A Bruxelles sono più presente in prima persona perché ci vivo. A New York il responsabile è mio figlio Paul. La sede di New York ha solo un anno e sta andando molto bene».

Come divide la sua vita?
«Mio marito e i miei quattro figli, due sono adolescenti, e l’arte si prendono tutto il tempo».

Passa molto tempo nel castello di Boisgeloup di Pablo Picasso?
«Ogni volta che possiamo. È un bel posto. Pablo lo comprò nel 1930. Stava cercando un posto dove poter scolpire. Tra il 1935 e il 1937 i gessi furono trasportati con dei camion a Parigi e Pablo li fece fondere nel bronzo: temeva che la guerra li potesse distruggere».

Che relazioni ha con il Musée Picasso?
«Ottime. Mio marito fa parte del comitato e il presidente, Laurent Le Bon, ha una mentalità molto aperta. Considera la famiglia strettamente legata al museo. Siamo in rapporti amichevoli con Claude e Paloma, i figli di Françoise Gilot e Maya, la figlia di Marie-Thérèse Walter. C’è anche Catherine, la figlia di Jacqueline Roque, la seconda moglie di Pablo. Non è consanguinea, ma è stata allevata da Picasso».

Quante sono le opere di Picasso?
«Ci sono 310 sculture, circa 4000 dipinti; molti disegni e incisioni. Il miglior affare attualmente sono le incisioni. Sono fantastiche, specialmente quelle del periodo tardo. Fino alla fine ha conservato la sua mano. Ha realizzato più di 3000 ceramiche in pezzi unici e si trovano anche in serie, perché aveva scoperto la fabbrica di ceramiche della famiglia Madoura a Vallauris, nel Sud della Francia».

C’è un nuovo Picasso nel mondo oggi?
«Difficile a dirsi. Per un artista di quel livello ci vogliono molti anni di distanza per averne la certezza, diciamo 40 o 50. In Francia Braque, Matisse e altri resero possibile Picasso. Poi, dopo la guerra, il mondo dell’arte si trasferì da Parigi in America. Sappiamo chi sono i grandi artisti nel movimento minimale e nella pop art. Donald Judd è il grande scultore del 20° secolo».

E che pensa dei prezzi incredibili raggiunti dalle opere d’arte?
«Aumenteranno ancora di valore. Leonardo da Vinci è stato recentemente venduto per 450 milioni. In futuro alcune opere molto rare potranno valere tra 500 milioni e un miliardo di dollari. Non conosciamo il futuro del denaro. Se crediamo nell’arte, varrà sempre di più. È questione di fiducia. Dobbiamo credere in qualcosa, ecco perché l’arte vale tanto. Senza l’arte non ricorderemmo la storia umana fin dai disegni delle caverne. L’arte scrive la nostra storia».

 

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