“Lo ho visto gridare e poi morire. Forse…”. Vittorio Sgarbi, lo straziante saluto a suo padre

sgarbi

“E tu, padre mio, là sulla triste altura, ti prego, condannami o benedicimi, ora, con le tue lacrime furiose, non andartene docile in questa buona notte. Infuriati, infuriati contro il morire della luce”. Con questa citazione Vittorio Sgarbi saluta il padre Giuseppe: “Sono queste, esattamente queste, le parole che ho pensato quando ho visto mio padre morire nella notte di ieri, e che già da molti anni sentivo come le più vere al momento estremo della morte di un padre. E così è stato. Mio padre ha atteso il giorno per morire. Dopo le grida della notte, si è addormentato e si è preparato, elegante e beffardo, per affrontare il giorno. È morto nella luce, dopo essersi rivelato a me soltanto negli ultimi cinque anni, scrivendo alcuni libri bellissimi in cui ha parlato della sua vita, del fiume, di nostra madre, dei suoi figli. Conosceva molte cose, la poesia era nel suo cuore. Rimpiango che non ci abbia detto tutto, e abbia portato con sé una parte del mondo che ha visto e che non è riuscito a raccontarci”.

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