Bologna, le opere da non perdere ad Arte Fiera / FOTO Realtà virtuale, Swarovski, sculture e tele prese a pugni. E c’è anche Brian Eno

 

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Bologna, 27 gennaio 2017 – LIVE

Main section, solo show, Nueva Vista, fotografia e progetti speciali: la quarantunesima edizione di Arte Fiera, sotto la direzione di Angela Vettese si apre con 178 espositori e 153 gallerie dove ognuno potrà trovare la propria strada nell’arte, se ancora non l’ha cercata o se per caso l’ha smarrita. Questa è una selezione (guarda qui tutte le foto) di  opere che ci hanno incuriosito e che sottolineano il percorso della kermesse artistica più popolare d’Italia, sempre in cerca di nuove possibilità.

Nicola Bolla Let the Music Play, galleria Umberto Benappi

Noto per le sue installazioni e sculture di grande formato, basate sull’uso sistematico di cristalli Swarovski e di carte da gioco, la produzione dell’artista si arricchisce di nuove opere pittoriche realizzate attraverso l’uso virtuoso di pigmenti puri e glitter su grandi carte intelate e sulle copertine di 33 giri di tutti i generi musicali, nel tentativo di riscrivere l’iconografia delle cover dei vecchi dischi, appropriandosene, annullandone titoli e riferimenti autoriali. Inoltre i vinili all’interno sono firmati e annotati dall’artista che sceglie e vi scrive con un pennarello coprente il titolo di una canzone per lui significativa.

Davide D’Elia Antivegetativa al Bibo’s Place

Molte tele le trova nei mercatini e restituisce loro nuova vita attraverso un intervento con vernice antivegetativa assicurando una nuova vita, un nuovo significato e un viaggio lungo verso il futuro all’opera dimenticata. Come questo olio che rivela parte di un viso ma è intriso di azzurro cielo. D’Elia adopera l’antivegetativo, un tipo di vernice usata soprattutto in campo nautico per arrestare la crescita di alghe, coralli e di muffe sulle carene delle imbarcazioni per fermare il tempo. Altre volte studia sistemi per fare invece proliferare le muffe che poi uccide.

Santiago Sierra L’abbeveratoio alla Prometeo Gallery

E’ sempre un’immagine molto forte quella della svastica, ma Sierra va alla sua origine, anche se, al visitatore preso alla sprovvista potrebbe, l’immagine, suggerire altri contesti. Ogni elemento de L’Abbeveratoio va oltre la sua rappresentazione e apre un dialogo con la storia, incrociando i significati di simboli che hanno subito una stratificazione di senso nelle varie epoche e culture: dalla simbologia della svastica, forma che dal Paleolitico sino all’epoca moderna ha avuto una connotazione ben augurale e che ha subìto nella storia contemporanea un’inversione simbolica, ai topi e al suo colore bianco.

Nicus Lucà Suicide N.Y. alla galleria Davide Paludetto

Arrivando da lontano, questa opera ci promette una visione che, nell’avvicinamento viene tradita. Cattura il colore fluo ma soprattutto l’«incisione» di spilli che tratteggia Alan Vega e Martin Rev dell’iconico duo rock elettronico newyorchese «Suicide». Allievo di Boetti e Mondino, Lucà «decostruisce le convenzioni e porta il suo linguaggio visivo in una sfera diversa con una larga conoscenza su cosa l’arte concettuale significhi e possa fare». Come già con Caravaggio e Warhol, centinaia di spilli conficcati da dietro la tela estraggono la quintessenza di ogni dipinto e producono una terza dimensione.

Francesco De Molfetta Roarrr Nald alla Demo Pop Circus

E’ stato montato il tendone di un circo dentro Arte Fiera. Anzi, circo devoto al pop, pieno di colore e brillantezza portati addosso da sculture, di Demo, al secolo Francesco De Molfetta, artista attento, meticoloso, «che si lascia guidare da ciò che può dar vita alla scintilla creativa che innesca poi una visione su cui egli lavora fino alla resa tangibile dell’idea. Con le sue opere Demo gioca reinventando oggetti, elementi, materiali e parole, dando all’opera un titolo ad hoc, surreale e new pop». Il suo universo è ironico e vivace, la componente del gioco è una cifra intrinseca alla poetica di un artista che vede bene come il gioco sia anche imitazione, cammuffamento, rottura.

Fabio Giampietro Hyper Planes of Simultanity, the Downward, alla Fabbrica Eos

Alla galleria Fabbrica Eos c’è gente che si aggira un po’ fluttuante con addosso una maschera, non capendo bene come muoversi. In effetti si sta vivendo un esperienza tridimensionale dentro all’opera di Giampietro, che in quel momento diventa una second life su cui imparare codici e significati. Ad Arte Fiera non si era mai vista un’opera così e il suo successo è tale che dopo qualche ora dall’apertura alla preview, Hyper Planes porta già il bollino rosso: acquistata! Hyper Planes of Simultanity è anche un’installazione multimediale visibile su appuntamento fino al 30 gennaio a Palazzo Bevilacqua Ariosti in via D’Azeglio 31.

Brian Eno Clearing alla galleria Paul Stolper

Inventore della musica d’ambiente (ma anche parte dei Roxy Music a inizio anni Settanta), Brian Eno riflette la sua concezione sonora anche nell’arte. Ha prodotto un’installazione di pezzi luminosi, ognuno dei quali passa attraverso una infinita combinazione di paesaggi coloristici (colourscapes) che si autogenerano utilizzando una serie di led intrecciati, ognuno dei quali è accompagnato da una esclusiva composizione musicale. Con la musica e il video c’è ancora l’attesa di una certa drammatizzazione, è il pensiero di Eno. «Musica e video cambiano – racconta – ma lo fanno lentamente e non è un problema se te ne perdi un po’».

Fabio Viale Venus alla galleria Poggiali

Nemmeno le sculture in marmo sono più quelle di una volta. E pure la Venere, di ellenistica memoria, portata alla contemporaneità ha la pelle tatuata. La ricerca di Viale sta nel trovare ogni volta nuove forme nella materia – in particolare il marmo di Carrara – che si lascia modellare ed esplorare per costruire nuove realtà dotate di leggerezza e armonia cui si associa un elemento legato all’innovazione. «Sculture le sue che propongono nuove rappresentazioni grazie all’uso del tatuaggio, spesso dai segni molto elaborati simili ad arabeschi a suggerire il bisogno di voler superare quel limite che tiene ancorati a concetti e strutture predefinite».

Omar Hassan Mixed Media alla galleria ContiniArtUk

E’ conosciuto come l’artista che dipinge prendendo a pugni le tele coi guantoni intinti nei colori acrilici o che spruzza dei tondini per poi farli gocciolare, facendo così emergere un fiume di colore. Questo Mixed Media è in fondo l’origine di queste opere spruzzate e denominate Injection: spruzzini di bomboletta incapsulati che diventano arte. Hassan sa come giocare con il mondo che gli ha dato artisticamente i natali, quella street art che poi ha capito come elevare ad altro livello, incorniciata in una storia dell’arte personalissima che prevede dipinti, sculture, installazioni e mixed media.

Fabrizio Dusi Bla Bla, galleria Flora Bigai

E concludiamo con il bla bla, metafora al neon del mondo dell’arte di questo artista che già con altre opere in ceramica ha affrontato il tema delle parole al vento o della mancanza di dialogo. «Ha uno stile unico, quasi ironico ma concreto, allontanandosi dall’astrattismo con linee decise e marcate», scrive la critica. «Se durante un dialogo le parole non sono ascoltate – racconta invece lui – queste diventano inutili, un semplice bla bla bla. Noi ci potremmo trovare in una folla di persone che parlano, discutono, chiacchierano, ma senza alcuna concretezza se ognuno parla solo per il gusto di parlare. Il dialogo costruttivo è fatto fra persone che hanno il desiderio di farsi capire ed altre che vogliono ascoltare, se viene a mancare questa volontà saremo sempre soli se pure nella folla».

Omar Hassan con ‘Mixed Media’, esposta alla ContiniArtUk (foto Schicchi)

Omar Hassan con ‘Mixed Media’, esposta alla ContiniArtUk (foto Schicchi)

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