Jerry Saltz contro il sistema delle mega gallerie

Jerry Saltz contro il sistema delle mega gallerie

Gagosian Gallery
14.11.2017


Gagosian, Hauser & Wirth, David Zwirner, e Pace. Jerry Saltz non fa prigionieri e dalle colonne del New York Magazine identifica con nome e cognome le mega-gallerie responsabili di un generale impoverimento del panorama artistico attuale. “Con i loro spazi enormi, modelli di business consolidati, staff elefantiaci, reti di pubbliche relazioni, influenza sul mercato e capitalizzazione senza fine, sono una presenza schiacciante” accusa Seltz che lamenta come tutte queste realtà abbiano trasformato la complessa visione personale e le eccentricità dei loro fondatori in corporation.

Contravvenendo al loro ruolo tradizionale, le “megas” “sfruttano il potenziale di artisti che sono stati allevati per anni con cura e attenzione da parte di altre gallerie. E spesso li rovinano”. Saltz sostiene infatti che disporre di spazi sconfinti e budget illimitati spesso può inibire la creatività e l’immaginazione. Non solo. Le mostre presentate dalle “major” non si configurano più come proposte e stimoli aperti al dibattito, ma somigliano piuttosto a retrospettive di genere celebrativo, snaturando ancora una volta la vocazione naturalmente associata al concetto di galleria.

La trasformazione di queste entità genera scompiglio nell’intero sistema. Perchè se è vero che le megas hanno ultimamente supplito alla crisi dei musei proponendo rassegne molto importanti, dall’altra le realtà più contenute, che esercitano il loro vero compito di gallerie, tendono a sentirsi risucchiate e forzate ad un’espansione che segua il passo.
A conferma di questa teoria: la recente apertura a New York di Emmanuel Perrotin che non ha fatto mistero del fatto che a condurlo nell’Upper East Side sia stato soprattutto il timore dalla fuga di artisti dalle sue scuderie. E persino l’ineguagliabile Marian Goodman ha riconosciuto che questo potrebbe essere il momento giusto per aprire a Londra, ma ha badato bene a chiarire che lei “non ha intenzione di conquistare l’universo come alcuni uomini…”

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