ESCLUSIVA INTERVISTA A VITTORIO SGARBI

INTERVISTA A VITTORIO SGARBI

Vittorio Sgarbi
ARTICOLO IN ESCLUSIVA   a cura di ALESSANDRO PALMIERI
       

Quando lo conosci, Vittorio è la persona che non ti aspetteresti di incontrare. Le intemperanze provocatorie del personaggio televisivo o del polemista politico cedono il posto all’amabile cordialità di un raffinato cultore della materia e alla squisita disponibilità di un interlocutore brillante. Siamo nel Palazzo Ducale di una cittadina universitaria del centro Italia, dove la presentazione del suo ultimo libro ha raccolto una vasta platea. Al termine si lascia sottrarre alla ressa dei colleghi, si accomoda su una poltrona e inizia a rispondere alle nostre domande con il piglio strabordante che ben conosciamo.

Che cos’ha di diverso e di particolare l’itinerario suggerito dal tuo libro L’Italia delle meraviglie?
E’ italiano, invece che straniero. E’ un percorso alternativo rispetto a quello del Grand Tour, che prevedeva solo la visita delle grandi capitali dell’arte e aveva una direttrice verticale. Questo, di fatto, è un tragitto orizzontale che esce dal tracciato tradizionale, deviando ora a est ora a ovest per andare a scovare autentiche meraviglie. sconosciute ma non per questo meno preziose. E’ un libro che rappresenta un punto di vista eccentrico e capriccioso. Una guida turistica che rispetto a quella del Touring Club è scritta in caratteri più grandi e dunque ne migliora la lettura. E poi contiene cose bellissime e dimenticate che presentano caratteristiche inedite e che vengono approfondite con l’ausilio di emozioni e situazioni particolari. Dunque uno strumento per poter apprezzare in maniera più compiuta il patrimonio artistico del nostro paese.

A chi è rivolto in particolare?
Come ti dicevo a chi è curioso. A chi non sa e non vuole accontentarsi delle guide tradizionali. A chi vuole approfondire ed emozionarsi. Ecco, io credo che lo si dovrebbe leggere soprattutto per riscoprire l’orgoglio di essere italiani e appartenenti a una ricchissima tradizione culturale. E in particolare a quella cristiana, che è stata espressione di una civiltà capace di donarci splendori artistici d’incomparabile valore.

E’ l’arte che deve assumere forme più divulgative per conquistare un pubblico maggiore, oppure siamo noi a doverci elevare al suo livello?
L’arte non deve fare niente. Sta bene lì dove si trova. Chi vuole ne può fruire in maniera adeguata dotandosi degli strumenti necessari.

Da che cosa nascono i successi dei tuoi libri e di questo in particolare?
Credo dalla capacità di penetrare il mistero delle opere e dei luoghi visitati e di restituirlo in una prosa che affascina e conquista. Perché sono uno scrittore d’arte più ancora che non un critico d’arte.

Perché gli italiani leggono poco?
Perché a scuola si obbligano gli studenti a leggere i libri e non per esempio a visitare le mostre. Non a caso queste, infatti, risultano molto più frequentate rispetto alle librerie.
Quali sono, a tuo avviso, i pittori più affini alla letteratura?
Tra i grandi penso a Michelangelo, a De Chirico e a De Pisis. Ma anche a Tullio Pericoli, Luigi Serafini, Piero Guccione e a Roberto Innocenti, l’illustratore del Pinocchio di Collodi.

E quali sono gli scrittori che ami di più?
Guicciardini, Petrarca, Baudelaire, Borges, La Rochefoucauld…

Il libro che ami di più?
Impossibile nominarne uno in assoluto. Tra quelli che apprezzo di più c’è sicuramente L’Ecclesiaste.

 

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