Se ne va Lucia Chessari, scultrice e anima bella dell’arte italiana

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Si è spenta Lucia Chessari, improvvisamente, il 5 Febbraio 2018, nella sua abitazione di Chiaramonte Gulfi in provincia di Ragusa. Lucia Chessari, in arte Duchessa, nasce a Ragusa il 24 Marzo del 1954. Ha vissuto tra Torino e Lucca gran parte della sua vita artistica e privata. A Lucca da vita ad un percorso di iniziazione alla scultura attraverso un maestro lucchese, diventandone allieva e amica personale, collabora successivamente alla realizzazione di diversi monumenti e svariate opere trattate da diverse gallerie in tutta Italia. Dall’esordio caratterizzato da lavori in terracotta e bronzo, realizzati con linguaggio figurativo e forte tensione allusiva, l’artista transita poi ad una espressività più poetica e corporea , adottando ulteriori materiali come riferimento tecnico. Nella plasticità delle sue opere Lucia Chessari rimette l’energia del suo pensiero in continua evoluzione, che trova in esse il luogo in cui manifestarsi e rendere razionalmente tangibile la sua essenza, ancor più e maggiormente nelle figure tendenzialmente aniconiche dei lavori attuali, dove ha raggiunto l’essenzialità, formale e volumetrica. Essenzialità che non va affatto confusa con semplicità di contenuto, anche perché l’artista vi è giunta dopo calcoli, riflessioni, sofferenze, studi ed esperienze e, quindi, può piuttosto rappresentare un sunto ed anche un progetto del divenire. Il suo discorso artistico è diretto, deciso, sa qual è la sua provenienza e la sua direzione; il percorso da praticare se lo traccia, se lo segna, se lo afferma, se lo incide con la sicurezza della maturità acquisita con la pazienza e la dolcezza della formazione prima mentale oltre che culturale.
 Un’artista “importante” e “luminosa”. “Un faro di novità” nell’ambiente dell’arte italiana. “Capace di salti di registro molto forti” e “portata anche alla ricerca e alla sperimentazione”. “Una perdita inaccettabile e molto dolorosa, se ne va una grande amica e un’artista con un’anima delicatissima “. Così Loris Zanrei ricorda Lucia Chessari, morta a 63 anni. Il suo è sempre stato un approccio tra il romantico e il determinato. Per lei l’arte era soprattutto delicatezza e non a caso, come ricorda sempre Zanrei, editore e gallerista, amico personale dell’artista siciliana:  «tutta l’arte di Lucia Chessari è giocata sull’understatement, sul non detto e sull’ellissi. È un’arte che si nasconde piuttosto che rivelarsi, che esprime quell’enigma dell’ovvio che costituisce la cifra nascosta dell’opera dell’artista».

L’opera d’arte di Lucia Chessari è esclusivamente riguardante le relazioni e il corpo femminile. L’arte utilizzata come mezzo per esaminare i suoi pensieri più profondi, sogni e desideri, le ha dato un maggior senso di sé stessa, della sua umanità e vita nella società moderna.

Lucia vedeva l’inizio di ogni nuovo lavoro allo stesso modo di un soldato che sta per andare in guerra, la posta è davvero alta. La sua arte vive e muore sulla materia e la ispira a trionfare sui suoi dubbi e le paure per essere vincitrice. Lucia Chessari trae la massima inspirazione dalla vita stessa. Le persone con cui si tiene in contatto, le idee e pareri che sono vicine alla sua anima, l’amore nel suo cuore e i dubbi e le paure che lei ha di sé stessa.

La bellezza intorno a lei, il dolore umano e la sofferenza, l’amore e l’erotismo inspirano tutte le sue creazioni. In sintesi, si potrebbe dire che il tema principale dei suoi lavori è la società, indirettamente. Creando opere d’arte che interpretano il mistero della vita, Lucia sente di scoprire involontariamente le nostre ragioni in quanto società e nella nostra umanità in quanto interezza. Ogni nuova opera d’arte che lei crea è solo una piccola parte del grande puzzle e scoprirne il significato può aiutare gli altri nel capire meglio sé stessi e i tempi in cui attualmente esistiamo.

Lucia Chessari è lo spirito che forgia il corpo a sua immagine, perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi la sua passione. Tutta la materia è semplicemente energia condensata a lenta vibrazione. Le sue opere sono tutte un’unica coscienza che ha esperienza di sé soggettivamente. Per questo in lei la morte non esiste.

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 La morte non è niente

di Henry Scott Holland
La morte non è niente.
Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
Rassicurati, va tutto bene.
Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace

 

 

 

 

 

 

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