Magazzino Italian Art apre a New York. Mecenati moderni per l’educazione all’arte

Magazzino Italian Art

La Hudson Valley sta diventando una mecca dell’arte contemporanea. Nella valle lungo il fiume Hudson, a nord di New York, era nata la prima “scuola” di pittori americani nell’Ottocento. Ora va ad abitarci un numero sempre più numeroso di giovani artisti, in fuga da una Brooklyn molto hipster (di moda) ma anche molto cara, e alla ricerca di nuova ispirazione. Ed e’ anche la sede di nuovi grandi centri di arte e cultura dedicati alle opere attuali: il Dia:Beacon (a Beacon, NY), lo Storm King Art Center (a Mountainville, NY) e ora, aperto dal 28 giugno, il Magazzino Italian Art (a Cold Spring, NY).

Magazzino Italian Art

L’ho appena visitato e posso assicurarvi che il Magazzino e’ davvero speciale e vale la “gita” da New York (poco più di un’ora in treno o in auto; aperto su appuntamento; gratuito). Innanzitutto è il primo spazio in America interamente dedicato all’arte contemporanea italiana e in particolare all’Arte Povera, il movimento concettuale nato negli Anni Sessanta, di cui sono esponenti fra gli altri Alighiero Boetti, Jannis Kounellis, Giuseppe Penone e Marisa Merz. Tutti artisti poco conosciuti finora negli Stati Uniti, ma che stanno godendo di una riscoperta e anche di una rivalutazione delle loro opere. A Marisa Merz il Met Breuer di New York ha appena dedicato un’intera mostra, “The Sky is a Great Space”. Due anni fa un pezzo di Penone è stato venduto per 1,325 milioni di dollari a un’asta di Phillips a New York. Di questi artisti nel Magazzino si possono ammirare una settantina di lavori, che in gran parte erano stati esposti nella casa/galleria torinese di Margherita Stein, la “musa” e pioniere dell’Arte Povera, a cui è dedicata la prima mostra del Magazzino, “Margherita Stein: Rebel with a Cause”.

Magazzino Italian Art

Uno dei pezzi più spettacolari e godibili, per me, è “Amore e Psiche” di Giulio Paolini.  «L’abbiamo visto al Castello di Rivoli durante un nostro viaggio in Italia, negli Anni Novanta: ci ha colpito enormemente e ci ha fatto decidere di iniziare questa collezione» ha spiegato Nancy Olnick, che con il marito Giorgio Spanu è la “padrona” di casa di Magazzino.

Magazzino Italian Art

La seconda particolarità di questo spazio, infatti, è  il non essere un museo o una fondazione non profit. E’ un’iniziativa del tutto privata: le opere sono di proprietà della coppia, che da oltre 20 anni vive a pochi chilometri dal Magazzino e che con questa formula vuole essere libera di gestirle come preferisce, compreso farle godere gratis al pubblico.

«Uno dei nostri scopi è fare di questo spazio un centro per l’educazione all’arte (per questo Magazzino ospiterà anche una biblioteca di 5 mila pubblicazioni sull’arte italiana, accessibile a tutti) e un punto di riferimento per la conversazione fra artisti americani e italiani» mi ha spiegato Spanu.

Nato a Iglesias, in Sardegna e laureato all’Università di Pisa nel 1978, dopo una lunga carriera di manager nel marketing e nel software, ora Spanu fa affari nel business immobiliare insieme alla moglie – che appartiene a una famiglia di immobiliaristi con importanti proprietà a New York – e soprattutto fa il mecenate. E’ presidente della Casa Italiana Zerilli-Marimò (New York University) e benefattore di parecchie istituzioni fra cui: Boscobel, DIA Art Foundation, Scenic Hudson, The Museum of Arts and Design (MAD), The Vignelli Center for Design Studies at Rochester Institute of Technology.
Da dieci anni, inoltre, l’Olnick Spanu Art Program ospita in America per un anno un artista italiano per creare una installazione specifica nella casa della coppia a Garrison, NY. E nell’ultimo anno ha iniziato a sponsorizzare anche artisti locali, residenti nella Hudson Valley: la prima è stata Melissa McGill, il cui progetto “The Campi” è stato esposto durante l’apertura della Biennale di Venezia 2017.

Magazzino Italian Art

Per saperne di più:
www.magazzino.art
olnickspanu.com

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