Raccontare l’Africa. Al Pac di Milano 33 artisti esplorano un continene, le oper

Arte Africana, un mondo nuovo da scoprire

Arte Africana, un mondo nuovo da scoprire

Al Pac di Milano è di scena l’arte contemporanea subsahariana. 33 artisti tra cui 9 donne, propongono visioni e narrazioni del continente, attraverso sculture, video, dipinti, fotografie, performance e installazioni

L’arte contemporanea può offrire una prospettiva inedita per esplorare un continente. E’ questo il caso della mostra che è stata inaugurata al Pac, Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, “AFRICA. Raccontare un mondo”, curata da Adelina von Fürstenberg, per la sezione di video e performance da Ginevra Bria, che rimarrà aperta fino al 10 settembre. Prosegue quindi il ciclo avviato in questo spazio alcuni anni fa, che guida alla conoscenza dei continenti sulla rotta dell’arte.

Sono 33 gli artisti di diverse generazioni subsahariani invitati a partecipare alla collettiva e propongono visioni e narrazioni differenti, legate soprattutto ai vari contesti sociali da cui provengono e ciò permette una lettura d’insieme molto variegata. Il percorso della mostra prende il via con l’opera di Omar Ba realizzata appositamente per l’esposizione e ispirata al “Il quarto stato” di Pellizza da Volpedo, in cui sono rappresentate persone africane che cercano di “entrare nel mondo, il destino che tanti di loro affrontano”, ci ha spiegato la curatrice Adelina von Fürstenberg. Si prosegue per sale molto colorate che si dividono in sezioni: Dopo l’Indipendenza, presenta maestri legati al proprio universo culturale, si passa poi attraverso Introspezione Identitaria con artisti impegnati ideologicamente e politicamente, per arrivare alla Generazione Africa immersa nella contemporaneità, fino alle artiste che indagano la realtà con il Corpo e le Politiche della Distanza. Ricco il calendario collaterale delle performance, che si svolgeranno tra il 27 e il 29 giugno.

“Ho progettato l’esposizione pensando all’Africa non soltanto come un luogo con un destino miserevole, pieno di povertà e con tutto quello che le cronache riportano, ma a un continente in evoluzione, pieno di energia e di giovani artisti – ha sottolineato Adelina von Fürstenberg. Abbiamo iniziato con le generazioni degli anni 60 e 70, per arrivare fino ai giovanissimi e giovanissime. Quindi, facendo vedere un ventaglio di evoluzione dell’arte contemporanea, dalla scultura Androgino di Romual Azoumé, fatta di pezzi di recupero come taniche di benzina, alla Barca dell’esilio, che non è la “barca degli schiavi”, che pure in mostra è rappresentata, ma è quella di chi scappa dalle guerre: noi in Europa li chiamiamo emigrati ma in realtà sono degli esiliati”.

Osservando le opere, i tanti linguaggi, le varie tipologie di materiali utilizzati, si percepisce che gli artisti in questa esposizione non risparmiano energia creativa e ciò li accomuna ad altri artisti non occidentali, credono ancora nella capacità di immaginare scenari diversi e, poco assorbiti dal mercato, conservano la percezione che facendo arte sia possibile “svegliare le coscienze” e vedere il mondo oltre il materialismo. “Sono 9 le artiste donne che entrano per la prima volta in una istituzione italiana e che si focalizzano principalmente sul Sudafrica che vive delle forti contraddizioni – ci ha spiegato Ginevra Bria –  e qui le donne non combattono solo per la femminilità, ma per la libertà e si fanno porta voci di marginalità che hanno la possibilità di essere raccontate solo in momenti particolari come questi”.

L’Africa è in questo periodo decisamente al centro dell’attenzione, a Parigi alla Villette è stato organizzato un grande festival sull’arte del sud del mondo, quest’anno si è poi svolta la prima asta ufficiale di arte contemporanea africana da Sotheby’s Londra. Anche la politica e l’economia occidentali in crisi, ipotizzano un futuro condiviso con il continente nero: nella conferenza sull’Africa, organizzata a Berlino a metà giugno nel quadro della presidenza di turno tedesca del G20, è stato avviato il cosiddetto «Piano Merkel», che prevede fondi importanti per programmi di formazione professionale e occupazione, destinati ai Paesi africani che si impegnano a rispettare i diritti umani, a combattere la corruzione e a garantire lo stato di diritto. La speranza è che l’arte con la sua forza premonitrice faciliti questo complesso processo, come in passato è già riuscita a fare.

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