A Londra le sperimentazioni di Alberto Giacometti

A Londra le sperimentazioni di Alberto Giacometti

LONDRA – Entrare nella mente dell’artista, seguire il suo percorso di idee e pensieri per comprendere l’evoluzione della sua arte: questo l’ambizioso obiettivo di una mostra dall’eloquente titolo Alberto Giacometti: In His Own Words, alla galleria Luxembourg & Dayan di Londra. Attraverso le parole scritte dall’artista, infatti, è possibile ricostruire le influenze esterne che lo hanno portato a creare le opere della maturità.

La mostra si concentra su un decennio formativo, dal 1925 al 1934, quando Giacometti aveva appena finite gli studi all’Accademia di Parigi ed era in una fase esplorativa e sperimentale, alla continua ricerca di come rappresentare nelle sue opere una verità che andasse oltre la mera riproduzione dell’aspetto esterno di persone e oggetti. Decise di concentrarsi sulla scultura più che sulla pittura, e decise di non lavorare più solo osservando un modello dal vero ma di affidarsi ai suoi pensieri e alla sua memoria.

Ai muri della galleria ci sono gigantografie di una cruciale lettera, illustrata con disegni e schizzi, che Giacometti scrisse al suo amico e agente Pierre Matisse nel 1947 per spiegare l’origine delle sculture create tra il 1925 e il 1934 che gli stava inviando per una grande retrospettiva a New York. L’artista spiega che “in quegli anni ho guardato con occhi nuovi i corpi che mi attraevano nella realtà e le forme astratte che mi sembravano vere nella scultura, ma volevo cogliere l’una senza perdere l’altra.”

Il grande lavoro di ricostruzione di quegli anni così importanti per Giacometti, e l’altrettanto difficile reperimento delle opere citate nella lettera e ora sparse per tutto il mondo, è stato fatto dalla galleria in collaborazione con la Fondazione Giacometti e con Casimiro di Crescenzo, uno dei massimi esperti dell’artista svizzero. Alcune sculture non sono mai state esibite in pubblico in Gran Bretagna.

Le opere, molto diverse tra loro e in materiali diversi dal bronzo al gesso al legno, dimostrano come Giacometti sia stato influenzato dalle sculture messicane, egizie e africane e negli stessi anni abbia sperimentato con il realismo, il primitivismo, il cubismo e il surrealismo, per poi trovare il suo personalissimo stile. Il ritratto puramente figurativo del padre è accanto alle sculture di donna le cui forme sono ridotte all’essenziale. Aumenta l’importanza dello spazio, che secondo di Crescenzo “diventa un nuovo elemento interattivo.”

Alberto Giacometti: In His Own Words
1 febbraio – 9 aprile 2016
Luxembourg & Dayan, 2 Savile Row, Londra

www.luxembourgdayan.com

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