IN ESCLUSIVA IL FILM ” IL VIGILE ” DI ALBERTO SORDI DEL 1960, RESTAURATO l i b e r a v i s i o n e

ilvigile

La “zampata” del regista colpisce il male italiano del predominio della classe politica sulla gente qualunque, la squallida consuetudine delle raccomandazioni (no , “segnalazioni” precisa il sindaco De Sica), la doverosa acquiscenza da parte degli uomini di potere D.C. di allora verso gli uomini della chiesa, l’impossibilità da parte dell’uomo qualunque di far valere le proprie ragioni, le enormi possibilità che avevano i politici per tacitare quell’uomo qualunque ricattandolo su piccoli nei del suo passato e piccoli scheletri di piccoli armadi; per contro l’uomo di potere può fare ciò che vuole, imbrogliando, rubando e malversando senza che nessuno si possa permette di accusarlo. Era il 1960, ma la zampata è validissima ancora oggi, a distanza di mezzo secolo; l’Italia è cambiata solo in peggio. E’ un film dall’apparenza leggera , con un Sordi perfettamente a suo agio, forse troppo legato al suo cliché mimico in alcuni momenti, ma grande attore nelle sequenze drammatiche di quando vede che la trappola si sta chiudendo attorno a se e alla sua famiglia. La vicenda scorre velocissima e diverte, con quadretti di vita popolare dell’italietta di allora gustosissimi (la pernacchia in osteria) , la TV tutti assieme al bar a vedere Mario Riva, lo smarrimento estasiato della gente del popolo di fronte alla grande diva del cinema. Silva Koscina è stupendamente semplice e sexy nel ruolo di se stessa , un’attrice che non fu mai “grande” ma con un fascino ed una personalità tali da rimanere impressa nella mente dei giovani di allora ancora oggi, a quasi vent’anni dalla sua prematura scomparsa. De Sica recita una delle parti più congeniali alla sua cinematografia attoriale, sbruffone e presuntuoso, ossequioso con i superiori al limite del ridicolo, implacabile e cinico con i sottoposti, fedifrago in famiglia. Il finale fin troppo consolatorio è sicuramente imposto dall’epoca in cui fu girato; poi arrivò Dino Risi che fu libero di applicare i finali amari che riteneva giusti.

 

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