Il senso di Mario Schifano per la pop art / Dossier
A cura di redazione

Biografia e formazione artistica
Mario Schifano (1934–1998), nato come cittadino italiano in Libia, si trasferì da bambino a Roma, dove iniziò la sua carriera come restauratore ceramico prima di diventare autodidatta nella pittura. Il suo primo approccio artistico fu legato all’informale, come evidenziato dai suoi primi Monocromi: grandi campiture monocromatiche realizzate con colori industriali, che rafforzarono la sua reputazione di promessa pittorica già nel 1960 .

Il passaggio alla Pop Art e la Scuola di Piazza del Popolo
Un gruppo di artisti romani, tra cui Schifano, Tano Festa e Franco Angeli, rappresentava un nuovo spirito urbano, influenzato dalla cultura dei consumi del boom economico. Questo movimento, noto come Scuola di Piazza del Popolo, reagì alle pubblicità e ai loghi che invadevano la città .
Le iconiche Coca‑Cola ed Esso

Nei primi anni Sessanta, Schifano iniziò a reinterpretare loghi aziendali come Coca‑Cola e Esso, isolandone sezioni e usando pennellate espressive anziché imitare la perfezione grafica dei cartelloni pubblicitari. Queste opere — spesso con titoli che includevano il termine “propaganda” — diventano tra le più famose della Pop Art italiana . La critica parla di una Pop Art più soggettiva rispetto all’oggettività/asetticità di Warhol, sottolineando l’aspetto razionale e critico nei confronti del consumismo .

Relazioni internazionali e influenza americana
Nel 1962 Schifano partecipò alla storica mostra New Realists alla Sidney Janis Gallery di New York, esponendo accanto a Warhol, Lichtenstein, Johns e Rauschenberg. Trascorse gran parte del 1963 a New York, frequentando personaggi come Frank O’Hara, Andy Warhol e Jean‑Luc Godard, rafforzando il legame tra arte americana e italiana .
Lo stile di vita rock‑star e l’eredità tubolare
Schifano viveva uno stile di vita eccessivo e flamboyant: organizzava feste memorabili, guidava una Rolls Royce a Roma e fu legato sentimentalmente ad Anita Pallenberg, che lo rese parte dell’universo dei Rolling Stones (fu anche ispirazione per la canzone Monkey Man). Nel 1968 girò il film Umano non Umano con cameo di Jagger e Richards.
Evoluzione oltre la Pop Art
Dopo la fase pop, Schifano cambiò ancora: intraprese la pittura di paesaggi post‑pop, utilizzando materiali non convenzionali come carta da imballaggio, vernici industriali e perspex. In alcuni lavori si osserva un uso parziale della copertura pittorica, lasciando zone di carta esposta, in dialogo con le tracce della cultura materiale (e l’estetica dell’arte povera) .
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In conclusione
Mario Schifano occupa un posto unico nella storia dell’arte italiana come ponte tra l’avant-garde romana, la Pop Art globale e un approccio materico e concettuale che preannuncia l’Arte Povera. Le sue opere esprimono energia, ironia e una riflessione critica sul consumismo, il tutto con un’irruenza visiva che lo distingue da ogni altro artista contemporaneo italiano.
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