Cimabue, monografia Menarini racconta il grande maestro
A cura di redazione
Presentata davanti suo Crocifisso in chiesa S.Domenico a Arezzo

Un eccelso precursore del Rinascimento, autore di opere che aprirono la strada a una rappresentazione del sacro molto più realistica e umana che in passato, artista di cui peraltro niente si conosce attraverso le fonti documentarie.
E’ Cimabue il grande maestro raccontato nell’ultimo volume d’arte Menarini, presentato ad Arezzo nella Chiesa di San Domenico, al cospetto della prima opera dell’artista, il Crocifisso di legno sagomato, dipinto a tempera e oro posto in alto sopra l’altar maggiore, realizzato nella seconda metà del Duecento – è databile intorno al 1270 – dal sommo interprete della pittura che ha segnato il suo tempo e i secoli a venire.
L’autrice della monografia, Miriam Fileti Mazza, storica dell’arte, per quarant’anni docente alla Scuola Normale Superiore di Pisa, ha presentato al pubblico l’ultima pubblicazione della collana d’arte del Gruppo Menarini, pubblicata da Pacini editore.
La presentazione ha visto anche la partecipazione della storica dell’arte Liletta Fornasari, che ha ripercorso storia e capolavori della maestosa basilica gotica di Arezzo, che nel gennaio 1276, solo parzialmente completata, ospitò tra l’altro quello che per la Chiesa di Roma fu il primo conclave della storia. “Nell’essenzialità di un’armonia silenziosa, Cimabue è stato capace di emozionare e condurre verso un sentimento di riflessione per la religiosità, al di sopra di ogni fede o dogma – ha detto Miriam Fileti Mazza -. Il volume d’arte Menarini su questo grande maestro ripercorre il racconto visivo di colui il quale, uscendo dalla primitiva pittura bizantina, aprì la strada alla nuova arte che avrebbe condotto poi al Rinascimento; la sua pittura lontana nel tempo si riappropria della percezione, donando ancora mistero, naturalezza e il fascino antico delle origini”.
Da Botticelli a Caravaggio, da Leonardo da Vinci a Raffaello: come ogni anno, dal 1956, Menarini rinnova l’appuntamento con la cultura per far conoscere, attraverso i suoi volumi d’arte, i capolavori italiani. “Portare avanti la tradizione dei volumi d’arte Menarini significa coltivare la bellezza come parte della vita quotidiana – spiegano Lucia e Alberto Giovanni Aleotti, azionisti e membri del board di Menarini -. Da più di mezzo secolo queste monografie, che si contraddistinguono per il loro linguaggio semplice, avvicinano all’arte anche chi non pensava di potersene innamorare”. Nel corso degli anni la vocazione artistica del Gruppo si è evoluta con il progetto multimediale Menarini Pills of Art, brevi video pillole in cui esperti del settore raccontano aneddoti e curiosità delle opere protagoniste dei volumi d’arte Menarini (i contenuti sono disponibili sul canale YouTube di Menarini in otto lingue).
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