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Andrea Casula, un artista italiano nell’Olimpo della Digital Art

di Cristina Baldini

Vanità del tempo, Digital Art, 70x50cm, 2021

Sarebbe un errore pensare che l’arte digitale sia figlia dei nostri tempi, o quantomeno degli ultimi 30 anni. Nasce infatti negli anni Cinquanta con le prime sperimentazioni di Ben Laposky in America e di Manfred Frank in Germania, due programmatori dotati di grande sensibilità artistica. Chiacchierando con alcuni artisti, è emersa una considerazione di cui non mi ero ancora resa conto particolarmente: c’è una certa, sia pur involontaria, tendenza ad obliare la Digital Art.

La Digital Art, intesa come tutta la produzione artistica che utilizza software a volte anche combinati tra loro come il Photoshop, After Effects, quelli per il rendering, l’Illustrator e dintorni, è un modo di lavorare relativamente recente e pertanto non è ancora ben inquadrata dall’establishment di critici e storici dell’arte. La digital art basata sulla tecnologia del Non fungible token è il fenomeno di mercato del momento. È di qualche giorno fa la notizia dell’opera integralmente digitale venduta con un lotto unico online di Beeple, The First 5000 days, venduta alla cifra record di 69,346.250 dollari, toccando la quotazione più alta mai raggiunta da un artista digitale e arrivando a entrare nella rosa degli artisti più pagati al mondo (a momento lo scettro è di Jeff Koons con i suoi 91 milioni di dollari).

Andrea Casula

Anno: 2021
Dimensioni in cm: 50 L x 70 A

Tecnica: Digital Art
Materiali: Giclée fine art print su carta Hahnemühle

Andrea Casula e’ un pittore digitale autodidatta, estremamente talentuoso predilige il bianco e nero, caratteristica fondamentale di ogni suo lavoro. Riesce a far confluire i linguaggi espressivi, immediati e memetici della nostra generazione in un messaggio fluido, veloce e dinamico. Andrea Casula parla di nuovi processi creativi e di una diversa percezione di noi stessi. E’ indubbiamente un artista dal profilo internazionale che arriverà presto nel mercato della digital art.

Anno: 2021
Dimensioni in cm: 50 L x 70 A

Tecnica: Digital Art
Materiali: Giclée fine art print su carta Hahnemühle

“QUATTRO CHIACCHIERE CON ME STESSO” SULLA MIA VITA E COME HO INIZIATO

Mi chiamo Andrea Casula, ho 35 anni e sono un artista poliedrico nato a Rivoli in provincia di Torino nel 1985. Da sempre ho amato l’arte in tutte le sue forme, soffermandomi per gran parte della mia vita sull’arte musicale e la
produzione di musica elettronica, per poi passare successivamente nel 2017
ad una forma d’arte più visiva che abbracciava sia la fotografia che la pittura. Non ho alle spalle una formazione scolastica a livello artistico perché nella mia adolescenza ho frequentato le scuole superiori ad indirizzo meccanico. Ma ripensando a ciò, penso che questo non è stato affatto un intralcio alla
mia produzione artistica, poiché tale inconveniente ha permesso di esprimere
la mia arte senza alcun preconcetto scolastico o influenza altrui. La mia arte è quindi libera da movimenti artistici di qualsiasi tipo poiché si esprime come immagine visiva del mio io interiore.

LA MIA TECNICA PARTICOLARE

andreacasula.com

Come già accennato in precedenza il mio stile è poliedrico, privo di schemi fissi e dogmi imposti. Le mie opere si esprimono liberamente senza alcuna barriera socio-culturale. La mia arte va oltre la semplice descrizione di ciò che esiste, e si sviluppa in una consapevole volontà di stupire l’attento osservatore verso la ricerca di una nuova realtà, dove ciò che appartiene al quotidiano, si “trasforma” in una nuova dimensione. La mia tecnica può essere riassunta in una fusione di differenti stili e tecniche, tra cui il disegno, la pittura, la fotografia e il collage, che vengono intrecciate armoniosamente
all’interno di tutta la mia produzione tramite l’utilizzo di tecniche di elaborazione digitale al computer. Una volta completata l’opera viene
stampata in esemplare unico su carta Hahnemühle. Ciò che tengo ad esaltare, è l’essenza luminosa del messaggio raffigurato,
che grazie al totale abbandono del colore, riesce a esprimersi nel modo più autentico ed efficace possibile, assumendo quei tratti di unicità che solo la dualità del bianco e del nero può trasmettere.

Questo è reso possibile grazie alla ricollocazione atemporale dell’ordinario.
Ogni elemento abbandona il suo contesto originale e viene rivestito di un nuovo significato. Cosi facendo l’elemento può accedere a un’inedita forma di astrattismo che diviene la strada necessaria per esplorare la completezza di una nuova visione concettuale, sensoriale, emotiva ed esperienziale.


SIGNIFICATO DELLE MIE OPERE

Le mie opere nascono da una visione riflessiva di quello che è la società odierna in rapporto a quelli che sono i sacri principi morali che l’uomo dovrebbe seguire per vivere una vita felice. Il denominatore comune contenuto nelle mie opere è quindi un invito a riflettere sulle cause che stanno muovendo la situazione mondiale verso un baratro sempre più
grande. Pedine in un gioco più grande
“Pedine in un gioco più grande”, rappresenta una cruda guerra composta da diverse fazioni schierate l’una contro l’altra, con l’obiettivo di annientare il “nemico”. La battaglia si svolge su una simbolica tavola imbandita che rappresenta le ricchezze del pianeta Terra. Ponendo maggiore attenzione su questa tavola, si può notare che il pasto è stato già bello che consumato. Ciò che rimane sul tavolo è solo l’uomo, pronto a massacrare il suo simile in
nome di una guerra voluta dai “seminatori” dei finti ideali patriottici nazionalistici, che trovano la loro espressione materiale, nei governi corrotti. Grazie a tale premessa si può comprendere il significato dell’uomo obeso dal
volto nascosto, che con la sua pancia, copre tutto lo sfondo dell’opera. Quest’uomo rappresenta la totalità degli avidi governi, che per divorare le risorse e le ricchezze del pianeta, organizzano guerre con futili motivi creati ad hoc, in modo da poter trarre vantaggio dai nuovi assetti geopolitici che si
verranno a creare al termine del conflitto. Questo è reso possibile grazie alla forza dei mass media che tramite la continua ripetizione riescono a privare l’essere umano delle proprie capacità decisionali trasformandolo in una pedina non pensante, pronta a morire per far “ingrassare” il suo grande tiranno, che da dietro le quinte, controlla quello che è lo spietato gioco della guerra.

Idee confuse

Idee confuse, Digital Art, 50x70cm, 2021

In “Idee confuse”, è rappresentato un labirinto costituito da scale e rampe, che sfuggendo dalle leggi della fisica tradizionale, si contorce in una nuova dimensione surreale, conducendo i 4 protagonisti dell’opera verso sentieri di vita ignoti. Ogni direzione presa, porta l’essere umano verso un senso di
smarrimento generico, che si materializza, in uno stato di panico e paura tipico dell’attuale condizione umana. I 4 individui, camminando nella percezione astratta di tale paesaggio, rimangono coinvolti nel fitto e contorto
mistero del cammino della vita, diventando così, attori inconsapevoli di quello
che può essere definito il personale film della loro esistenza. I 4 individui rappresentano la totalità umana, che vagabondando tra uno “scalino e l’altro”, si trova smarrita nelle scelte da compiere per poter accedere a livelli di vita
più elevati. I protagonisti dell’opera, non riuscendo a cogliere le dinamiche più
alte con cui il mondo si muove, rimangono imprigionati nella scena rappresentata. La via di “uscita”, si trova solo “al di fuori del quadro stesso”. L’uomo che non comprende i meccanismi del sistema in cui vive è così
costretto a camminare per sempre in questo frenetico e faticoso labirinto della
vita, che diviene una prigione, la cui fuga diventa impossibile.


Bon appétit

Bon appétit, Digital Art, 70x50cm, 2020

Bon Appétit”, ovvero “Buon appetito”, rappresenta il modo in cui il sistema
mediatico in cui viviamo, fa crescere i suoi “figli”, nutrendoli con “il cibo” che
più ritiene opportuno per perseguire il suo obiettivo principale; avvelenare la
coscienza umana, in modo da poter esercitare un controllo totale sulle
masse, le quali sono ignare di essere manovrate come delle marionette
appese a dei fili. Feuerbach affermava che “noi siamo ciò che mangiamo”. Da
ciò ne consegue, che se è vero che il nostro corpo fisico è il risultato di ciò
che mangiamo, è anche vero che la nostra mente è il risultato di ciò che
pensiamo; purtroppo però, solo pochi sono consapevoli del fatto che i
pensieri umani, vengono determinati sulla base delle informazioni con cui
viene nutrita la mente umana. Ciò che in apparenza può darci piacere, in
realtà può nascondere un pericolo che potrebbe portare alla morte. Questa
tavola imbandita è lo strumento di avvelenamento totale, con cui il sistema
mediatico lancia le sue “fake news”, che entrano nelle nostre menti proprio
come se fossero “fumo di sigaretta” avvelenando così l’ossigeno della verità.

CHE MESSAGGIO VOGLIO TRASMETTERE CON LE MIE OPERE

Le mie opere trasmettono un messaggio d’allerta trasmesso in parabole
visive, il cui fine ultimo è quello di invitare l’osservatore a riflettere con
attenzione sul significato degli eventi che accadono nella società sia a livello
globale che personale. La via d’uscita risiede nel non farsi ingannare e
trasportare dai falsi vantaggi offerti dall’avidità e dall’egoismo umano e
inseguire le meravigliose strada dell’amore Agape.


IL PROCESSO CREATIVO CHE PORTA ALLA CONCLUSIONE DELLE
MIE OPERE

Le mie opere partono da due cose: un pensiero e una domanda. Mi chiedo
come posso trasformare elementi comuni che ci circondano in una mappa in
grado di condurre l’osservatore verso una nuova relazione con il prima e con
il dopo, da ciò che già conosce a ciò che non conosce. Trovando la risposta a
questa domanda riesco a trasformare ogni mia opera in un viaggio speciale,
che porta I’osservatore verso una nuova ottica visuale, volta al riconoscimento del significato delle forme generate. Per questi motivi decido
di abbandonare il colore, poiché, nella mia visione artistica, il colore diviene elemento di distrazione che allontana l’osservatore dal significato dell’opera. Per me abbandonare il colore significa offrire la possibilità all’osservatore di visualizzare e inseguire la vera luce del significato esistenziale umano, che nelle mie opere si traduce come una simbolica mappa di forme e contenuti di
varia natura, che uniti insieme, conducono l’attento osservatore verso nuove forme di significato la cui origine risiede in mondi ormai dimenticati e sconosciuti.


COME DEFINIRESTI LA TUA ARTE

Una forma d’arte che non è per tutti. È un’arte rivolta a un pubblico esclusivo
in grado di non soffermarsi da quello che è l’apparente bellezza della
superficialità manifestata agli occhi ma che va a ricercare il significato celato
all’interno dell’opera stessa. Per questo motivo amo affermare che le mie
opere, offrono all’attento collezionista la possibilità di essere delle sincere
compagne di vita, poiché come l’essere umano muta nel tempo, anche l’opera stessa vive e cambia di fronte al passare delle ore, dei minuti e dei secondi, accompagnando il suo possessore verso un viaggio nel quale la
destinazione finale procede progressivamente, in maniera simile alla luce che dalla notte rifulge gradualmente verso la pienezza del mattino.


A CHE ARTISTI TI ISPIRI ?

Non avendo avuto alle spalle una formazione accademica ho il vantaggio di
non avere artisti particolare a cui ispirarmi. Posso dire che amo la poliedricità
di Leonardo da Vinci e il coraggio di Lucio Fontana che tramite i suoi tagli ha
creato una nuova dimensione spaziale in grado di attraversare la tela stessa
e stravolgere la concezione stessa dell’arte in ogni sua manifestazione.
Amo la visione policentrica delle opere di Pablo Picasso, che personalmente
mi pongono a riflettere sulla totalità delle diverse sfaccettature ideologiche
che esistono nella società mondiale in base ai punti di vista di ogni singolo individuo.
Due opere che mi hanno particolarmente colpito sono il tempo trafitto di
Magritte che mi ha fatto comprendere come il concetto del tempo venga quasi violentato e distrutto dall’intervento della tecnologia scientifica stessa; una volta c’era il treno ma se l’opera fosse stata oggi magari ci sarebbe stato
un bello smarthpone disegnato. Domandiamoci, come e dove passiamo la
maggior parte del nostro tempo?
Un’altra opera che ho apprezzato e Comedian di Cattelan perché ci fa capire
qual è la differenza tra il valore autentico di una cosa e il valore percepito.
Dalla opera di Cattelan ho compreso come la superficialità mediatica si
soffermi sul valore insignificante del contorno dimenticandosi della portata
principale dentro al piatto. Come dice il vecchio adagio…l’abito non fa il
monaco ma attira i fedeli.
Un altro artista che stimo molto è Mito Nagasawa re indiscusso della Digital
Art giapponese che con la sua passione sta permettendo all’arte 2.0 di avere
il giusto posto che si merita all’interno del mercato dell’arte.

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