FILIPPO BARBIERI, L’ANTI ARTISTA CHE CREA “NEW ART FORMS “

di Alessandro Palmieri – Miami –

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I suoi lavori riflettono un’ironia e una forza feroce contro il pessimo stato di salute della società, del capitalismo e di quello dell’arte.
Dell’artista non si conosce molto, sono le sue opere che, svelate e comprese, ci parlano della sua identità.
L’artista Filippo Barbieri ad una prima lettura sembra un artista contro; non contro qualcuno o qualcosa, ma nello specifico tutto quello che frena la libera espressione del singolo trasformato in una merce di scambio su una piazza sempre più alla ricerca dell’artista star.

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IRON PARCHMENT SERIES 2

Per ogni suo lavoro, qualunque sia il soggetto, non ci si deve fermare alla prima lettura. Barbieri vuole fornire un percorso d’immagini tale da suscitare forti emozioni nello spettatore.
Le sue opere contengono un significato intrinseco: quello di non essere chiuse in uno spazio convenzionale, non sono tele ma costruzioni, sculture, frammenti e irruenza viva, come una sorta di fotografia nell’anima, che illustra con pochi scatti la società e l’individuo, frutto del consumismo, soffermandosi alla vera essenza della vita.

 

 

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IRON PARCHMENT SERIES 4

“…Tra pittura e scultura, tra ordine e disordine, tra estrema eleganza e brutale violenza. In uno specchio di opposti, in un vortice magnetico di istinti e gesti contrastanti nascono e si muovono le opere e le tele di Filippo Barbieri. Artista piacentino, classe 1976, migrato oltremanica da diversi anni, Barbieri racchiude nei suoi lavori le emozioni di un’intera generazione: a tutto il positivo di una dinamicità pittorica ed ideale si contrappone una tensione nervosa e passionale. Tutta umana. E poco importa se a primo impatto l’espressione artistica di Barbieri può generare sentimenti diversi. La sua arte non permette indifferenza. La si può amare immediatamente e sentirla dentro o avvertire un rifiuto istintivo e il bisogno di difendersi dall’irruenza del suo linguaggio impetuoso. Un’esperienza che tutti gli artisti dovrebbero forse considerare un piccolo successo. Barbieri, d’altronde, “non consente a se stesso quest’atteggiamento e la sua opera è coerente al suo approccio esistenziale che non si concede di temporeggiare nelle pieghe delle soddisfazioni e che adotta un approccio muscolare all’esistenza e all’arte”. Dai primi passi nel solco della grande tradizione rinascimentale italiana, partendo da una produzione esclusivamente in ambito figurativo, Filippo Barbieri approda ad una nuova percezione dell’arte. La ricerca dell’inedito, della novità, dello stravolgimento lo porta a dar vita, attraverso materiali inusuali come il ferro, ad un linguaggio innovativo in cui “non abbia più ragion d’essere la contrapposizione tra il figurativo e l’astratto”. Lo spazio delimitato della tela diventa il punto di partenza sul quale impostare geometrie basilari, fantasie ardite, elementi che si rincorrono e si ritrovano in ogni opera, mostrando e dimostrando radici solide e antiche ben affossate nelle avanguardie storiche. In Blu LandScape, una delle opere più recenti e più rappresentative dell’artista, emerge chiaro il tentativo lacerante di ricostruire una sensibilità perduta. Un occhio sul mondo, un blu stracciato attraversato da decine di graffi che creano un varco verso un’altra interpretazione, un’altra verità. “L’uso del flessibile contro le grandi lastre di ferro, prima ancora che un gesto puramente strumentale, – come ha scritto Riccardo Bonini in occasione della Personale del 2011 di Barbieri svoltasi nella sede di Confindustria Piacenza – riflette un atto di sacrificio da parte dell’artista, che nel tentativo di piegare la materia al proprio desiderio la ferisce irrimediabilmente, accanendosi nei suoi confronti fino ad accompagnarla al limite estremo della coabitazione con la pittura: una sorta d’invocazione alla tridimensionalità, condotta quasi all’esasperazione”. Il gesto artistico diventa energico e irruento, conscio del fatto che lo sforzo dell’affermazione fatta di colori, ferro, affilato e variamente modellato, è aprire il varco dell’orizzonte sull’inedito che aspetta dietro la prossima soglia. Le opere di Barbieri sono delle vere e proprie invocazioni, talora sofferte, altre volte vigorose, sia nei formati delle più piccole tele sia nelle lunghe lame che si arrampicano a grandi tele e si elevano verso l’alto. In questo senso l’arte di Barbieri ha una profonda matrice spirituale. Una matrice facilmente rintracciabile nell’immensa e immaginifica Cross, dove l’attenzione viene catalizzata dalla composizione dissonante delle pure forme sullo spazio del quadro, e la tela diventa contenitore quadrangolare di liquidi, esplosioni, martìri. In altre opere il grafismo diventa più immediato, come in Gray Snatch. Qui i segni tracciati sulla piccola lastra diventano squarci duri, ferite aperte nella materia, tentativi di portare in luce ciò che resta sotto. La tela nascosta dal Ferro. L’indagine dell’autore si spinge oltre, mostrando una certa diversificazione, quella sorta di sfida all’indagine, alla scoperta, all’apprendimento. Ecco allora che la dialettica di alcune opere viene completamente stravolta e capovolta in altre ancora: le tele applicate su pannelli di ferro mostrano “un sipario – scrive ancora Bonini – che stenta ad aprirsi, restio alla rivelazione, ma che alla fine lascia libero campo all’esplosione rabbiosa del colore, un colore che va a colmare l’ultimo spazio rimasto; uno spazio vitale per l’artista, riempito fino all’ultimo battito…”. Stefania Capasso (Tratto da Panorama Musei Ed.2013)

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